Un audioracconto per celebrare il 25 aprile e ricordare Anna Marengo Beck medico e partigiana vercellese.

Testi di Monica Schettino. Voce di Patrizia Zambrano. Elaborazione sonora di Matteo Bellizzi. Musiche: Imagho “Eglise2″ Free Music Archive. Liberamente tratto dal racconto di A. Marengo, Una storia non ancora finita, Premio Prato, 1952 e dal suo Diario inedito; per le notizie storiche è stato fatto riferimento al volume di C. Della Valle, Operai, industriali e Partito comunista nel biellese 1940/1945, Feltrinelli, Milano 1978. L’audioracconto nasce da un’idea di Matteo Bellizzi e DOCUSOUND.

Si ringrazia l’ “Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea nelle province di Biella e Vercelli” per i documenti storici forniti e per la gentile collaborazione, l’Anpi di Vercelli per l’affetto con cui ha sostenuto questa ricerca, Patrizia Zambrano che ha prestato la sua voce a Fiamma e Dimitri Kozaris per il supporto tecnico alla registrazione.

Ascolta l’audioracconto

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“Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana.”    B. Fenoglio Il partigiano Jonny

Biografia:

-Anna Marengo è nata a Fossano il 29 gennaio del 1915; figlia di un sellaio, fin da piccola dimostra interesse per lo studio tanto che  i genitori decidono di iscriverla, non senza sacrifici economici, al Liceo.  Siamo nei primi anni del fascismo e Anna sente parlare per la prima volta di politica nella bottega di suo padre.

-Contrariamente alle aspettative materne, Anna sceglie di diventare medico e si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Qui conosce Jany Beck un giovane ungherese di origini ebraiche che, iscritto alla facoltà di Chimica, allo scoppio della guerra di Spagna si arruola come volontario nelle Brigate Internazionali. Prima di partire Jani le regala la bicicletta con cui aveva percorso il viaggio dall’Ungheria all’Italia.

-Non appena viene a sapere che i volontari in partenza per la Spagna si sarebbero raggruppati a Parigi, decide di raggiungerli con il prestesto di terminare la tesi di laurea in Francia. A Parigi entra in contatto per la prima volta con alcuni rappresentanti del Partito Comunista che si riunivano nella sede dell’Università operaia di Parigi. Allo scoppio della II Guerra mondiale, su consiglio dell’amica Egle Gualdi, torna in Italia dove termina il tirocinio nel reparto di ostetricia e ginecologia del Mauriziano di Torino. Si laurea nel 1939.

-Nel marzo del 1940 è a Siena per specializzarsi in Ginecologia; torna a Torino nel maggio del 1941 dove inizia a lavorare al Mauriziano ma, inaspettatamente, riceve una lettera: Jani è tornato in Ungheria, è vivo e si trova a Budapest. Anna si organizza e, senza attendere il consenso dei genitori né dell’ospedale presso cui lavora, nel 1942 parte per Budapest; riesce ad ottenere una borsa di studio e a lavorare in una delle migliori cliniche della città.

-Nel ’42, però, la situazione in Ungheria è sempre più difficile a causa  dell’inasprimento delle leggi razziali e della guerra. Jany convince Anna a tornare in Italia per terminare gli esami di specializzazzione e le compra il biglietto del treno. Arrivata a Fossano, un’amica l’avvisa di non tornare più in Ungheria: a Jany è successo qualcosa.

-A questo punto, non potendo più tornare al Mauriziano (dal quale era fuggita senza preavviso) riesce ad ottenere un posto da ginecologa presso l’Ospedale di Vercelli. Qui entra in contatto con i Gruppi di difesa della donna e dei combattenti per la Libertà, conosce Annita Bonardo e Luigina Tomatis. Entra così a far parte dell’ antifascismo vercellese.

-Il 22 luglio del 1943 anche lei festeggia la caduta di Mussolini “ascoltando a tutto volume Radio Londra”.

-Arriva l’8 settembre del 1943.

-Un giorno, mentre si trova in sala operatoria, una collega la avvisa che il Gedina (un militare fascista) la attende all’ingresso dell’ospedale. Anna, terminata l’operazione, viene condotta in Questura, interrogata, arrestata e rinchiusa nelle carceri provinciali di Vercelli. Con lei ci sono tantissime donne delle campagne vercellesi, operaie e soprattutto mondariso.

-Rilasciata per mancanza di prove, Anna viene assolta durante l’istruttoria; perde, comunque, il lavoro all’ospedale dal quale viene espulsa; i suoi colleghi, che la rispettano profondamente, le propongono di lavorare ugualmente nel corpo di guardia. Ormai compromessa e tenuta sotto controllo dalle autorità, nel ’44 fugge in montagna con il dott. Fancesco Ansaldi e diventa medico della II Divisione Garibaldi, dopo essersi unita alla Brigata di Primula (Pietro Camana).

-A Portula riesce a creare un piccolo ospedale con 14 letti nella frazione Scoldo. Nei mesi successivi diventa Responsabile culturale della XII Divisione ed è in questa veste che tiene alcuni comizi-volanti.

-Nel ’45, finita la guerra, Anna viene eletta Consigliere comunale e Assessore del Comune di Vercelli insieme con il nuovo sindaco Francesco Ansaldi. Si impegnerà attivamente nella lotta per i diritti delle donne: nel 1946 verrà candidata alla Costituente nelle fila del Partito Comunista.

-Nel 1952 il suo racconto Una storia non ancora finita vince il Premio letterario Prato. Nello stesso anno lascia definitivamente l’Italia per l’Ungheria dove ritrova, sopravvissuto ai campi di sterminio, Jany Beck. I due si sposano nel 1955 e nel 1959 diventerà cittadina ungherese.

-Si è spenta a Misckolc Tapolca, in Ungheria, il 21 luglio del 2007.

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